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Coordinamento Coop. 2012 arrow Imola Insieme 2010
venerd́ 22 febbraio 2019
 
 
Imola Insieme 2010
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Dal secondo trimestre 2009 sono emersi chiari segnali di ripresa per l’economia mondiale. Ciò nonostante, nel 2009, si è assistito a una contrazione del commercio mondiale del 12,3% e del PIL dello 0,6%, in quanto, al netto calo nelle economie avanzate (-3,2%), si è contrapposta un’espansione, seppure modesta nel confronto con gli anni precedenti la crisi, in quelle emergenti e in via di sviluppo (2,4%). Per la ripresa economica avviatasi a fine 2009 sono poi risultati decisivi gli eccezionali programmi di stimolo fiscale e monetario attuati in ambito internazionale per contrastare la crisi.
Volendo analizzare più specificatamente le maggiori aree economiche rileviamo che:

  • nel 2009, negli Stati Uniti, il prodotto si è contratto del 2,4%, il risultato peggiore degli ultimi sessanta anni. Il calo dell’attività si è concentrato nel primo semestre, riflettendo principalmente una forte flessione degli investimenti produttivi, delle esportazioni e delle scorte. Nei mesi successivi, l’attività economica ha ripreso a crescere, favorita dal ciclo delle scorte nonché dal recupero degli investimenti in macchinari e software ma i consumi delle famiglie sono cresciuti a un ritmo moderato, recuperando solo parte della forte caduta registrata nella seconda metà dell’anno precedente. Gli investimenti produttivi privati sono diminuiti di quasi il 18%. Sulla loro dinamica ha verosimilmente inciso la restrizione dell’offerta di credito bancario protrattasi per tutto il 2009, che ha condizionato in misura maggiore le scelte di investimento delle piccole imprese, non in grado di far ricorso al mercato dei capitali. L’occupazione dipendente nel settore non agricolo ha segnato nel corso del 2009 un calo di oltre 4,7 milioni di unità; parallelamente, il tasso di disoccupazione è giunto a fine anno al 10,0% (dal 7,4 di un anno prima), colpendo maggiormente le fasce di popolazione in età da lavoro con un più basso livello di istruzione.
  • Nell’economia giapponese Il prodotto è diminuito del 5,2%. La contrazione si è concentrata nel primo trimestre 2009, tornando a espandersi nei trimestri successivi, trainata dalla forte ripresa delle vendite all’estero, in particolare, le esportazioni verso le economie asiatiche, che rappresentano oltre la metà delle esportazioni nipponiche, Anche i consumi, stimolati da incentivi agli acquisti di alcuni beni durevoli, hanno contribuito alla crescita. Sul fronte del mercato del lavoro, il tasso di disoccupazione ha subito un deterioramento toccando il 5,6% per poi registrare un progressivo miglioramento. Nel 2009 si è manifestata nuovamente la deflazione. Nel corso dei primi dieci mesi dell’anno i prezzi al consumo si sono via via contratti fino a raggiungere il -2,5% su base annua a ottobre. Il Governo ha continuato ad intervenire a sostegno dell’economia, mentre la Banca del Giappone ha lasciato invariati i tassi di policy allo 0,1% e proseguito nella politica di stabilizzazione dei mercati finanziari e di agevolazione nel rifinanziamento delle imprese.
  • I maggiori paesi emergenti, pur risentendo della crisi globale, hanno mantenuto tassi di crescita positivi e ora rappresentano un importante motore per la crescita mondiale. Così nel 2009 l’attività economica cinese ha continuato a espandersi a ritmi assai robusti (8,7%), sebbene inferiori a quelli medi del decennio (10,3%). Gli investimenti hanno continuato a fornire il principale sostegno alla crescita (8,2 punti), anche per effetto del piano pubblico di grandi opere infrastrutturali. I consumi sono cresciuti del 9,3%, un tasso superiore alla media del decennio, sostenuti dagli incentivi pubblici all’acquisto di beni durevoli, nonché da misure di sostegno al reddito. E’ però sensibilmente aumentato il saggio di risparmio delle famiglie, a fronte di un aumento della popolazione in età lavorativa e del reddito disponibile delle famiglie. Solo una più incisiva politica di spesa sociale (attualmente appena il 5% del PIL) e lo sviluppo di mercati finanziari e assicurativi potranno creare le condizioni per un calo del saggio di risparmio. Il credito poi, diversamente da quanto è avvenuto negli altri paesi emergenti, ha registrato una netta accelerazione. Le grandi banche, ancora sottoposte al controllo statale, sono state chiamate a espandere il credito per finanziare gli investimenti infrastrutturali previsti dal piano di stimolo fiscale. Segnali positivi provengono anche dall’India. Nel 2009 l’economia indiana è cresciuta del 5,6% (7,3% nel 2008), Dal secondo trimestre dello scorso anno l’economia ha nettamente accelerato, trainata dal piano governativo di espansione delle infrastrutture. La spesa delle famiglie e gli investimenti delle imprese sono tornati a rafforzarsi, segnando, rispettivamente, un aumento del 3,9% e del 5,8% nel complesso del 2009. L’inflazione al consumo è salita al 10,9% nella media del 2009 (dall’8,4 nell’anno precedente). Nel 2009 la politica fiscale è stata improntata al sostegno della domanda, attraverso l’aumento della spesa in infrastrutture, la riduzione delle imposte indirette e altre misure di supporto alle fasce più disagiate della popolazione residenti nelle aree rurali. Il disavanzo consolidato del settore pubblico si è così ampliato, al 10,5% del PIL dal 7,9 nell’anno precedente; il debito pubblico ha raggiunto il 73,2% del PIL, un valore elevato nel confronto con gli altri principali paesi emergenti.
  • Dopo cinque anni di crescita sostenuta, l’economia brasiliana ha invece subito una recessione, che tuttavia è stata breve e poco profonda essendo tornata ad espandersi già dall’ultimo trimestre 2009 l’attività economica. Nel 2009 il PIL è quindi diminuito dello 0,2%; mentre gli investimenti sono scesi del 10% in risposta al calo della domanda internazionale e al temporaneo deflusso di capitali esteri, i consumi hanno però continuato a crescere (4%) sospinti dalle misure di sostegno pubblico.
  • L’economia russa infine è stata duramente colpita dalla crisi globale. Nel 2009 il PIL si è contratto del 7,9%, contro una crescita media del 7 nel quinquennio precedente. Il crollo dei ricavi dalle esportazioni petrolifere nella fase più acuta della crisi ha bruscamente ridotto la principale fonte di introiti per il settore pubblico. Gli investimenti sono diminuiti del 18,2% e i consumi privati del 5,4%, risentendo del forte deterioramento del mercato del lavoro, che ha visto il tasso di disoccupazione salire all’8,5% (dal 6,4 nel 2008). Le pressioni inflazionistiche si sono ridotte: l’aumento dei prezzi al consumo è sceso fino al 6,4% lo scorso marzo, da quasi il 14 all’inizio del 2009. Il crollo delle entrate tributarie e le misure di stimolo della domanda hanno dato luogo a un disavanzo pubblico pari al 6,2% del PIL, dopo i cospicui avanzi registrati negli anni precedenti.
  • Le economie appartenenti all’Unione europea (UE-27) nel 2009 hanno registrato, nel loro complesso, un calo dell’attività economica del 4,2%; evidenziando però segnali di stabilizzazione nel secondo semestre. Nell’area dell’euro il PIL è diminuito del 4,1%. Hanno fornito un contribuito positivo le esportazioni nette (0,2 punti percentuali) e le scorte (0,1 punti percentuali), controbilanciate da un pari contributo di segno opposto degli investimenti fissi lordi. Il mercato del lavoro permane debole. A marzo il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 10,0% (15,8 milioni di disoccupati) rispetto a un minimo di 7,2% toccato a inizio 2008. La crisi ha fatto sentire i suoi effetti anche sui prezzi. Nel 2009, l’inflazione al consumo è stata dello 0,3% (3,3% nel 2008). Dal maggio scorso, la Banca Centrale Europea ha mantenuto il tasso di interesse di riferimento all’1,0%, un minimo storico.
  • L’attività economica nel Regno Unito è caduta di quasi il 5%; solo nel quarto trimestre sono emersi segnali di stabilizzazione. I consumi si sono ridotti del 3,2%, contribuendo alla caduta del PIL più che in altre economie avanzate. Gli investimenti delle imprese hanno continuato a contrarsi per tutto il 2009, risentendo di difficoltà di accesso al credito bancario, solo in parte compensate dal ricorso al mercato dei capitali. Il tasso di inflazione ha registrato ampie fluttuazioni nel corso del 2009 e nei primi mesi del 2010; si attestava al 3,7% ( Aprile 2010). La Banca d’Inghilterra ha rafforzato nel corso del 2009 l’orientamento espansivo della politica monetaria, accompagnando la scelta di mantenere il tasso di riferimento allo 0,5%
  • Negli otto paesi non appartenenti all’area dell’euro il prodotto ha segnato una netta contrazione nel 2009 (‑3,4%), a fronte di una crescita del 3,9% nel 2008. Nella prima parte dell’anno l’inasprimento delle condizioni di finanziamento esterno, il calo della fiducia dei consumatori e il peggioramento delle prospettive di crescita hanno determinato un brusco calo della domanda interna, a cui si è aggiunta una marcata flessione di quella estera. Nella seconda metà del 2009 il prodotto è tornato ad aumentare in quasi tutti i paesi, sostenuto dalla ripresa delle esportazioni e dal graduale miglioramento della domanda interna. La debolezza dell’attività economica e il calo dei prezzi dei prodotti alimentari ed energetici hanno contribuito a contenere le pressioni inflazionistiche. Nella media del 2009 l’inflazione si è ridotta al 3,7% (6,6 nel 2008).

 

Infine l’Italia dove, nel 2009, il PIL, in termini reali, ha subito una diminuzione pari al -4,9%, valore superiore a quello dell’Area euro (-4,1%), sostanzialmente simile a quello di Germania (-4,9%) e Regno Unito (-4,8%), e superiore a quello di Francia (-2,3%) e Spagna (-3,6%).
Il calo produttivo dell’economia italiana è riconducibile a diversi fattori, tra i quali assume un particolare rilievo la diminuzione importante delle esportazioni (-19,7%), la riduzione della domanda interna (-3,6%), la riduzione della spesa per i consumi delle famiglie (-1,9%) e il calo degli investimenti fissi lordi (-13,2%). La recessione ha interessato trasversalmente tutti i settori produttivi, seppure in misura diversa, e l’impatto negativo più importante si è avuto per l’industria manifatturiera, la più direttamente esposta alla flessione del commercio internazionale. Seguono, in ordine di importanza, l’industria delle costruzioni, il commercio e l’agricoltura che hanno anch’essi risentito di questa importante fase recessiva, le cui conseguenze si sono fatte sentire anche sul mercato del lavoro, con una diminuzione del tasso di occupazione e un aumento di circa un punto percentuale del tasso di disoccupazione, che nel corso del 2009 si è portato al livello dell’8,6%.
Attualmente, i principali indicatori congiunturali evidenziano la prosecuzione di un lento sentiero di ripresa imboccato nella seconda parte del 2009. Segnali che vanno nella direzione di un miglioramento. La fiducia delle imprese è migliorata soprattutto nelle industrie che producono beni intermedi che solitamente anticipano il ciclo economico. L’avvio della ripresa avverrà, tuttavia, con molta gradualità e si presume troverà conferma nei dati e negli indicatori solo a partire dal 2010. Tuttavia per l’Italia, come per il resto dell’Europa e delle economie avanzate, si annuncia una fase delicata e complessa. Da un lato la normalizzazione del quadro internazionale apre spazi che consentono di vedere a breve primi segnali di recupero, dall’altro, nei mesi a venire si osserveranno i riflessi occupazionali conseguenti alla fase recessiva. L’aumento della disoccupazione peserà sulle aspettative delle famiglie in un contesto in cui, verosimilmente, l’inflazione tenderà a crescere e gli stimoli fiscali tenderanno a ridimensionarsi, restituendo un quadro in cui sostanzialmente la ripresa sarà fortemente condizionata dagli spazi di recupero della domanda internazionale. L’intensità della svolta è dunque da valutare con cautela, in un contesto che non potrà contare su un rapido ritorno della domanda USA e dei Paesi industrializzati sui trend degli anni passati.
Nel 2009 gli effetti della crisi mondiale si sono poi ampiamente dispiegati anche sull'economia dell'Emilia-Romagna. Il PIL è diminuito del 5%, in linea con la media nazionale. Ma la nostra regione, particolarmente aperta agli scambi con l'estero e specializzata nella produzione di beni strumentali, ha risentito pesantemente del crollo del commercio mondiale e degli investimenti che hanno caratterizzato la recessione. Gli ordini si sono così ridotti del 14,4% ( 13,6 media nazionale). La produzione industriale, secondo Unioncamere, è calata del 14% e la flessione ha interessato tutti i principali settori e le classi dimensionali di impresa. Si è accentuato il calo degli investimenti industriali (-20%), condizionati anche dall'elevata incertezza sull'evoluzione del ciclo economico e dal basso grado di utilizzo degli impianti. Le esportazioni sono diminuite di quasi il 25% in termini nominali, un dato lievemente peggiore di quello medio dell'Italia. Sul fronte del mercato del lavoro, la contrazione nei livelli produttivi si è riflessa in un forte calo delle ore lavorate (-4,6%), mentre l'occupazione si è ridotta meno ( 1,2%), per effetto del massiccio ricorso alla Cassa integrazione guadagni e ad altre forme di riduzione dell'orario di lavoro. Il deterioramento si è progressivamente accentuato in corso d'anno e alla fine del 2009 il tasso di disoccupazione è stato pari al 5,7% (3,4 un anno prima); includendo i lavoratori in Cassa integrazione. La caduta dell'occupazione si è concentrata sui lavoratori temporanei che, più frequentemente, sono giovani e convivono con i genitori. L'appartenenza di questi lavoratori al nucleo familiare originario ha però permesso di ammortizzare gli effetti della caduta dei redditi conseguente alla perdita del posto di lavoro.
Importante è a questo punto verificare l’andamento economico del movimento cooperativo Imolese monitorando gli aspetti più significativi e cercando di commentare le risultanze (evoluzioni) emerse. Ci corre come sempre l’obbligo di premettere come annualmente alla luce di operazioni di aggregazione e ristrutturazione di comparti e cooperative aderenti nonché variazioni negli ambiti di operatività delle cooperative aventi solo sedi operative nel nostro territorio, sia necessario per una corretta comparazione dei dati negli anni rettificare gli andamenti del quinquennio preso a riferimento onde evidenziare e commentare i reali scostamenti sull’anno precedente e le attendibili previsioni. Le Cooperative aderenti a Confcooperative e Legacoop Imola a fine 2009 risultano pertanto essere 126 con un decremento dell’3,08% sull’anno precedente (erano 130 nel 2008), essendosi proceduto nel corrente anno a concludere alcune liquidazioni volontarie in essere già da tempo.
I soci, 72.452 nel 2008, sono oggi 72.942 con un incremento complessivo pari a solo lo 0,68%, in quanto somma algebrica di diversi settori alcuni dei quali, pur vitali e dinamici, a seguito della vastità delle proprie basi sociali provvedono sono ciclicamente all’aggiornamento delle anagrafiche. Resta dunque riconfermato, in ciascun settore d’attività, un forte radicamento col territorio e uno stretto legame socio-cooperativa in quanto la si riconosce soggetto portatore di valori e coesione sociale per se stessa e la collettività locale oltrechè strumento per il soddisfacimento dei propri bisogni.
E’ per questi motivi che, pur in una fase caratterizzata da grande attenzione ai consumi, vuoi anche per la contrazione del reddito disponibile delle famiglie, ma anche, ove possibile, da più intensa propensione al risparmio, l’entità del prestito sociale nel 2009 ammonta complessivamente a 140,4 milioni di euro (+ 3,33% sul 2008) e il capitale sociale delle nostre cooperative raggiunge i 153,7 milioni di euro (+ 4,14%) avvalorando la fiducia dei nostri soci nell’efficienza, solidità, professionalità e politiche imprenditoriali delle proprie cooperative che nel tempo hanno garantito continuità aziendale e opportunità per il futuro.
Altro dato importante è sicuramente quello del patrimonio netto complessivo superiore a 1.712 milioni di Euro in valore assoluto e che, nonostante la generale diminuzione dei valori della produzione, la riduzione dei margini di redditività, la presenza di cooperative a mutualità non prevalente, l’elevato carico fiscale evidenzia anche quest’anno un segno positivo (+2,39% sul 2008) a riconferma dell’attenzione alla patrimonializzazione della cooperativa da parte di tutta la base sociale oltrechè dei suoi consiglieri, tutti consapevoli che la stessa rappresenta un fattore indispensabile per affrontare meglio la crisi che stiamo attraversando e per lo sviluppo dell’impresa ma soprattutto è una garanzia per le generazioni future.
Il periodo di recessione che stiamo attraversando ha interrotto il processo di crescita dell’occupazione in tutti i paesi europei: Nel 2009 l’occupazione è caduta di quasi quattro milioni di unità (meno 1,7%) nell’insieme dell’Unione passando dal 65,9% del 2008 al 64,6% del 2009, e in Italia dal 58,7% al 57,5. Un tratto comune ai diversi paesi, che marca una differenza sostanziale rispetto alle crisi precedenti, è la concentrazione del calo occupazionale tra i giovani. La marcata flessione dell’occupazione temporanea, avviatasi già nel 2008 e consolidatasi nel 2009, ha condotto, per questa tipologia di addetti, a una caduta di un milione e mezzo di unità (-5,9%) per l’insieme dei paesi dell’Unione europea. Alla fine del 2009, cinque milioni di giovani di 15-24 anni risultavano disoccupati nei paesi europei, per un tasso di disoccupazione giovanile pari al 19,8%. Anche le nostre cooperative hanno dovuto affrontare il tema occupazionale ma come sempre i caratteri distintivi della cooperazione hanno fatto la differenza: nelle nostre cooperative diverso è stato il ricorso alla CIGO, rinviata fino al limite del possibile preferendo, dove più necessario è stato l’intervento (l’utilizzo) degli ammortizzatori sociali, i contratti di solidarietà e utilizzata trasversalmente cercando con la solidarietà di meglio salvaguardare il reddito disponibile di tutti, la tutela del posto di lavoro per occupati fissi e a tempo determinato prima dell’interesse del capitale, l’attenzione a non disperdere le professionalità delle risorse umane. Tutto ciò ha portato ad un decremento degli addetti fissi solo dell’1,46% per un totale di 7.968 occupati (8.086 nel 2008) oltrechè una flessione degli altri contratti del 12,94% passando dai 1.051 del 2008 agli attuali 915 andamenti tutti inferiori alle diminuzioni rilevate sia a livello provinciale (-1,6%) che a livello regionale (-1,7%). Occorre sottolineare ancora una volta come poi nelle nostre realtà cooperative le altre forme contrattuali (atipici ed interinale) continuino a rappresentare prevalentemente uno strumento di flessibilità aziendale piuttosto che una modalità usuale e continuativa di rapporto di lavoro. I dati infatti testimoniano come le stesse, pur ricomprendendo gli avventizi e/o addetti stagionali figure tipiche e imprescindibili del settore agricolo, incidono sul totale degli occupati solo per un 10,3% ed incidono quindi sul calo complessivo degli addetti per l’ 1,53% (1,32% il calo degli addetti fissi sul totale addetti pari a 8.883). Nel gestire e tentare di superare la crisi in atto, la tutela del lavoro quale fattore di sicurezza e stabilità economica per le famiglie, e conseguentemente bisogno primario dell’individuo da cui discendono tutti gli altri (educazione, cultura, qualità dell’abitare, risparmio e qualità della spesa, credito al consumo, servizi alla persona, ecc.). è ed è stato quindi, anche in questo anno, una priorità del movimento cooperativo.
Appare poi del tutto evidente come le cooperative del nostro territorio che soprattutto nel settore manifatturiero sono leaders del loro mercato di riferimento non possono non aver risentito del protrarsi del periodo di crisi, esploso nel secondo semestre del 2008, sia relativamente ai volumi d’affari che al commercio con l’estero ma anche in termini di redditività e liquidità. Pur potendo contare su patrimoni consistenti, clientela consolidata e fatturati importanti il 2009 è stato anche per le nostre cooperative un anno difficile in cui grande è stata l’attenzione alla fidelizzazione alla clientela, anche se talvolta a danno dei tempi di incasso, al monitoraggio del portafoglio ordini e delle relative redditività, alla gestione delle scorte e ai costi della produzione, riuscendo così a realizzare un fatturato complessivo pari a 2.067,6 milioni di €, con un decremento sul 2008 in termini percentuali del 16,00%. L’export poi, che pesa per il 36,18% ma rappresenta il 55,94% del fatturato per le cooperative che esportano, ha raggiunto comunque i 748 milioni di € (-22,44% sul 2008) dato che, se si pensa alla flessione del commercio internazionale e alle politiche espansionistiche operate dai paesi emergenti a discapito delle economie industrializzate, dimostra la capacità di reazione delle nostre imprese e come le posizioni di leadership acquisite, l’attenzione all’innovazione e la qualità dei servizi offerti abbiano consentito alle stesse di mantenere gran parte delle loro quote di mercato. Come sempre parliamo di dati aggregati che non sempre possono riflettere coerentemente gli andamenti di tutti i diversi settori in cui la cooperazione opera: se è pur vero infatti che la forte propensione manifatturiera del nostro territorio, settore che più di altri ha risentito della crisi in atto, ha negativamente influenzato i dati del corrente anno, dopo i positivi andamenti di oltre un decennio, non va trascurato il fatto che nel 2009 settori quali sociale, edificatrici e culturale sono in crescita e il settore consumo/dettaglianti si mantiene stabile.
Lo spirito imprenditoriale delle nostre cooperative, pur a fronte di incertezze sulle evoluzioni della crisi e difficoltà di accesso al credito, ha fatto sì che le stesse continuassero ad innovarsi realizzando, anche nel 2009, investimenti per complessivi 87,7 milioni di € ancorché in flessione rispetto al 2008 ( -15,91%) a dimostrazione di come le stesse abbiano mantenuto fede ai piani di investimento già stanziati, abbiano continuato a credere nella propria competitività e nel fatto che solo la qualità del prodotto, l’innovazione e la ricerca possano garantire nel tempo le loro posizioni di leadership.
Alla luce di quanto sopra esposto e del quadro macroeconomico nazionale ed internazionale non ci deve stupire il calo generalizzato, e trasversale in tutti i settori, della redditività che porta le nostre cooperative aderenti a conseguire un risultato netto d’esercizio soddisfacente e pari a 41,5 milioni di € ancorché in netto calo sul 2008 (- 46,91%).
E di pari passo va l’ammontare del contributo che le cooperative devolvono ai Fondi per la promozione e lo sviluppo del movimento cooperativo, ai sensi dell’articolo 11 della Legge N.59/92, COOPFOND Spa e/o FONDOSVILUPPO Spa, in quanto strettamente connesso all’utile d’esercizio e pari quest’anno a 1,25 milioni di €.
Ma nonostante tutto ciò l’importo complessivo delle imposte accantonate e pagate dalle aderenti allo Stato ammonta a oltre 30,2 milioni di € segnando solo un -13,6% rispetto al 2008 a dimostrazione di quanto oneroso sia nel nostro Paese il gettito fiscale per le imprese ed in particolare per le cooperative cui, di contro, la legislazione impone anche vincoli stringenti sul riparto dell’utile.

Infine, come sempre facciamo, occorre monitorare anche alcuni dati più complessivi del Movimento Cooperativo Imolese desumibili dai Bilanci Consolidati redatti dai Gruppi Cooperativi presenti. Sono infatti dati che meglio illustrano le ricadute economiche e sociali che il movimento cooperativo apporta al nostro territorio in termini di sviluppo indotto all’economia locale, occupazione e benessere economico e sociale della collettività. Abbiamo così anche quest’anno preso a riferimento alcuni semplici dati che tuttavia a nostro avviso meglio sottolineano e evidenziano gli aspetti sopra richiamati. In particolare:

  • l’andamento degli addetti fissi che evidenzia nel 2009 un dato complessivo in diminuzione del 3,69% con complessive 11.549 unità.
  • Il fatturato pari a 2.628,9 milioni di € (- 17,34%) che è sicuramente un dato importante in valore assoluto ma che conferma l’incidenza del settore manifatturiero, peraltro di medio-grandi dimensioni, sui dati complessivi influenzando gli andamenti delle nostre cooperative con quelli tipici del settore e facendo rilevare dati coerenti con quelli nazionali di settore.
  • L’export, ove superiamo i 1.189 milioni di €, si contrae poi del 19,39% avvalorando le considerazioni già sopra riportate sempre per l’export delle sole cooperative aderenti.
  • Infine anche gli investimenti segnano una flessione pari al 16,27%, pur ammontando complessivamente a 125,04 milioni di €, a dimostrazione della grande attenzione al rinnovamento e allo sviluppo dei processi e dei prodotti delle nostre cooperative.

 

Da questa analisi, ancorché limitata a pochi dati economici, si evince come gli effetti della crisi globale, apertasi circa un anno e mezzo fa con il fallimento della Lehman Brothers, nel corso del 2009 abbiano fortemente condizionato l’agire oltreché i risultati delle nostre cooperative. Per tutto questo periodo hanno retto meglio di molte altre realtà imprenditoriali i contraccolpi grazie anche alla solidità e qualità del loro sistema produttivo, alla capacità, già mostrata in passato, di innovare, di cogliere le opportunità di cambiamento e recuperare competitività sui mercati internazionali, alla professionalità delle risorse umane ivi presenti e alla forte patrimonializzazione accumulata, ma il perdurare del clima di incertezza socio-politica, le preoccupazioni sui nuovi assetti del sistema di organizzazione produttiva dopo la crisi, l’incidenza del debito pubblico sul PIL dei vari paesi pongono gravi interrogativi sulla ripresa reale e duratura dell’economia. Occorre innanzitutto riformare e regolamentare la finanza coordinandola a livello internazionale, ridurre i disavanzi pubblici dei vari paesi, rilanciare la crescita. E per l’Italia porre in essere le riforme strutturali che da tempo si aspettano, ridurre il carico fiscale anche grazie a politiche di contrasto all’evasione, combattere la corruzione oltreché la criminalità organizzata, investire in capitale umano dando opportunità soprattutto ai giovani. Solo così i consumi ricominceranno a crescere supportando la domanda interna e le imprese acquisteranno fiducia incrementando gli investimenti. Il Governatore della Banca d’Italia nelle sue considerazioni conclusive ha affermato che per combattere la sfida di oggi – coniugare la disciplina di bilancio con il ritorno alla crescita – occorre fare appello agli stessi valori che ci hanno aiutato a vincere le sfide del passato : capacità di fare, equità, desiderio di sapere, solidarietà. Sono i valori portanti della Cooperazione ed è per questo che ancora una volta le nostre cooperative dimostreranno di essere parte attiva nella ripresa economica e soggetti propositivi per lo sviluppo e il futuro del nostro Paese.

Imola 29 Giugno 2010

Rita Linzarini
Funzionario Legacoop Imola

 
 
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