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mercoledý 13 novembre 2019
 
 
IMOLA INSIEME 2007 Stampa E-mail

Confcooperative Bologna Circondario Imolese
e Legacoop Imola

Per il tredicesimo anno consecutivo presentano in maniera congiunta i dati di bilancio conseguiti dall’Insieme delle Cooperative Imolesi – Rapporto 2006. In questo modo si è deciso di proseguire una positiva esperienza e di consolidare una prassi di riflessione interna e di trasparenza comunicativa.

26giu07.jpgIn questa ottica IMOLAINSIEME assume un valore estremamente rilevante, che va ben oltre una presentazione di dati di bilancio, seppure importanti e significativi per la nostra realtà e per quello che la Cooperazione rappresenta in termini economici, sociali e culturali per la nostra Comunità, per la nostra Regione Emilia Romagna e per il nostro Paese.

Un significato oltremodo accentuato quest’anno, tenuto conto della specificità che assume l’iniziativa di presentazione del Rapporto 2006, che si terrà LUNEDI’ 2 LUGLIO p.v. alle ore 17,00 presso la Sala Assemblee della Cooperativa Sacmi via Provinciale Selice, 17/A – Imola e che vedrà la partecipazione del Prof. Carlo Andrea Bollino – Presidente del gestore dei servizi elettrici – GSE Spa, Vice presidente dell’ AIEE, Associazione Italiana Economisti dell’Energia; Dott. Claudio Fava – A.D. Acquirente unico Spa.

Commento ai numeri del movimento cooperativo
Rapporto 2006

L’andamento dell’economia mondiale lo scorso anno è risultato migliore delle attese, con una crescita pari al 5,4% rispetto al 4,8 del 2005, attestandosi al livello più alto da oltre trent’anni. Al rallentamento dell’economia statunitense, dettata principalmente dalla crisi del mercato immobiliare, hanno fatto da contrappeso la prosecuzione del forte sviluppo della Cina e delle altre economie emergenti, anche grazie al permanere di condizioni favorevoli sui mercati finanziari, nonché la ripresa in atto nell’area dell’euro e in Giappone. Il commercio internazionale continua a espandersi a ritmi superiori al 7 per cento. Ciò anche grazie al contributo fondamentale dell’innovazione finanziaria che ha consentito una mobilità di capitali senza precedenti, favorito l’efficiente allocazione degli stessi e finanziato in modo ordinato squilibri che in altre epoche sarebbero stati dirompenti.
L’integrazione economica dunque che è stata un motore importante della crescita ininterrotta di questi anni è però oggi minacciata dal risorgere di tendenze protezionistiche. Inoltre negli Stati Uniti il disavanzo con l’estero ha raggiunto nel 2006 il 6,5 per cento del prodotto interno lordo, il valore più alto mai registrato. Gli scenari fin qui illustrati sono dunque  esposti a rischi,  legati a una possibile debolezza degli  investimenti negli Stati Uniti (residenziali e non) maggiore delle attese con conseguente ridimensionamento della crescita economica,  al permanere in quel paese di un vasto disavanzo dei pagamenti correnti con l’estero; all’eventualità di bruschi aumenti della variabilità sui mercati finanziari; a possibili rialzi dei prezzi del petrolio, che fanno supporre agli organismi internazionali un rallentamento di circa mezzo punto percentuale del prodotto mondiale nel 2007.
Nel 2006 l’attività economica dell’area dell’euro ha registrato una vigorosa espansione, ponendo fine a una stagnazione durata quasi un quinquennio. Malgrado gli effetti di prezzi elevati e volatili del petrolio, il PIL in termini reali è stato in media superiore a quello potenziale accrescendosi del 2,8 per cento, rispetto all’1,5 del 2005. La ripresa dell’attività si è gradualmente ampliata nel corso dell’anno e ha evidenziato una natura sempre meno dipendente dall’impulso esterno, trovando il principale stimolo nella domanda interna. L’area dell’euro ha continuato a beneficiare della forte espansione dell’economia mondiale, mentre notevoli incrementi degli utili societari e un prolungato periodo caratterizzato da condizioni di finanziamento molto favorevoli hanno sostenuto la crescita degli investimenti e l’occupazione.
Dalla metà del 2005 anche l’economia italiana è in ripresa. La crescita si è consolidata nel corso del 2006, sfiorando in media il 2 per cento e per il 2007 ci si attende un tasso di sviluppo simile. La ripresa è alimentata dagli investimenti e dall’espansione della domanda estera, in primo luogo in Germania, e l’occupazione è notevolmente cresciuta ancorché in larga misura nelle posizioni dipendenti temporanee. Tuttavia l’economia italiana si espande a un ritmo che resta fra i più bassi dell’area dell’euro. La produttività del lavoro è diminuita in tutti i settori, segnatamente nell’industria, fra il 2001 e il 2005 e, ancorchè sia cresciuta nel corso del 2006, resta decisamente inferiore a quella di Francia, Germania e Spagna. I divari indicano un ritardo nell’adeguamento del sistema produttivo italiano ai mutamenti del contesto tecnologico e competitivo. I recenti progressi nella produttività e nelle esportazioni, pur ancora modesti e largamente di natura ciclica, possono però far sperare che un processo di ristrutturazione si sia avviato.

E’ in questo contesto nazionale ed internazionale che anche quest’anno andiamo ad illustrare gli andamenti economici delle nostre cooperative aderenti ed operanti nel Circondario Imolese. Il quadro economico che forniremo, come già più volte negli anni sottolineato, è la sommatoria degli andamenti di realtà significativamente diverse tra loro per dimensioni, struttura, produzioni, ambiti di attività, livelli di competitività sui mercati, innovazione tecnologica e stabilità economico-finanziaria, e quindi non può rappresentare le specificità dei singoli ma può ugualmente essere, ancora una volta, un valido strumento di analisi della competitività del territorio, di monitoraggio della ricchezza prodotta e di verifica del legame socio-cooperativa-territorio.

Le Cooperative aderenti a Confcooperative e Legacoop Imola a fine 2006 erano 132 aumentando in valore percentuale di un 3,13%, a testimonianza della dinamicità del movimento cooperativo nell’economia locale e del riconosciuto accreditamento dello stesso allo sviluppo economico del nostro Paese.
I Soci passano dai 68.129 del 2005 ai 70.117 del 2006 con un incremento del 2,92%, a riconferma della consapevolezza che la cooperazione rappresenta, sempre più frequentemente, per la collettività locale la risposta ai propri bisogni. Anche il numero di soci sovventori testimonia come questa figura stia divenendo un importante strumento di crescita delle nostre cooperative e al tempo stesso forma di investimento per interlocutori economici e risparmiatori locali.
E’ per questo che il dato del prestito sociale che passa dai 141 milioni di € del 2005 agli oltre 140 milioni di € attuali con un decremento del solo 0,68%, non deve essere letto in senso assoluto ma contestualizzato rispetto alla vicende di un settore specifico in fase di riorganizzazione (se depuriamo il dato dal settore registriamo infatti un incremento del + 1,1% rispetto al 2005)  e legato al dato del capitale sociale che passa dai 132 agli attuali 140 milioni di € (+5,9%), a riconferma della fiducia dei soci nelle capacità di sviluppo della propria cooperativa e di risposta ai propri bisogni.
Al fine di garantirsi le risorse necessarie e indispensabili per autofinanziare l’innovazione tecnologica e la ricerca delle proprie imprese, onde competere sui mercati interni e internazionali, le nostre imprese hanno poi negli anni destinato gran parte dei propri utili di bilancio alle riserve indivisibili accumulando un patrimonio netto che nel 2006 ha raggiunto i 1.442 milioni di € (+5,37%). Tutto ciò oltre che garantire un più facile accesso al credito e una riduzione degli oneri finanziari delle stesse ha contribuito a creare un patrimonio intergenerazionale che è garanzia sia per i soci attuali e futuri della cooperativa che per la collettività locale.  
Dato positivo anche per l’occupazione che vede un incremento degli occupati fissi del 2,76%, 7.705 contro i 7.498 del 2005 e di un + 0,8% negli altri occupati (1.499 contro i 1.487 del 2005), a dimostrazione di come ancora oggi nelle nostre imprese gli addetti stagionali e i contratti atipici siano meramente e strettamente utilizzati come strumenti di flessibilità aziendale e non strumentalizzati e finalizzati a una riduzione del costo del lavoro a tempo indeterminato.
Pur a fronte di ostacoli alla crescita del sistema produttivo italiano, dipendenti sia da limiti aziendali (dimensioni, ricambio generazionale, crisi della produttività e della competitività, scarsa innovazione tecnologica) che da vincoli istituzionali (alta burocratizzazione, bassa collocazione del sistema di istruzione e formazione italiano nelle graduatorie internazionali, ostacoli legali o regolamentari alla concorrenza nell’offerta di servizi energetici, di telecomunicazione, di trasporto e professionali) il fatturato delle nostre imprese, prevalentemente industriali, in termini dimensionali e non numerici, ha raggiunto nel 2006 i 2.443 milioni di € segnando un +1,83% e testimoniando grande dinamicità commerciale, attenzione alla concorrenza e una buona competitività delle nostre imprese.
L’export pari a 823 milioni di € segna, per la prima volta nel quinquennio, un dato negativo (-6,74% sul 2005) diminuendo in valore assoluto di circa 60 milioni di €. La crescita nel periodo 2002 -2006 è comunque pari a un + 17,56%; contestualizzando quindi i dati raccolti analizzandoli per singoli settori e/o imprese, si rende evidente come gli stessi mostrino una generalizzata tenuta e/o crescita rispetto agli anni passati e solo in alcune situazioni, peraltro puntualmente monitorate e conosciute all’interno delle singole realtà, una contrazione rispetto alle ottime performance dell’ultimo anno, ma comunque in crescita rispetto all’andamento nel quinquennio nonché al 2004.
Passando poi a verificare l’andamento degli investimenti si rileva che le cooperative hanno destinato ben 81 milioni di € al rinnovo delle proprie immobilizzazioni materiali siano esse dettate dal turnover tecnologico che dall’innovazione e ricerca aumentando rispetto all’anno precedente del 21,21%.
Alcune considerazioni particolari vanno anche quest’anno sottolineate  sul risultato netto d’esercizio. Oltre ad incidere sullo stesso l’andamento del costo delle materie prime ed energetiche, gli accentuati livelli di competitività, il peso della fiscalità tra i più alti in europa, occorre rammentare che, a seguito della riforma del diritto societario,  si sono verificate sul nostro territorio situazioni differenziate avendo alcune cooperative perso la qualifica di cooperative prevalenti ai sensi dell’art. 2545 octies del Codice Civile. E’ pertanto evidente che il dato è negativamente influenzato dal più oneroso regime fiscale cui le stesse sono soggette. Pertanto il dato rilevato pari a 91,4 milioni di €, in aumento del 22,56% rispetto al 2005, tiene  già conto di quanto sopra menzionato.
A seguito di ciò anche quest’anno le Cooperative Imolesi, contribuiranno alla copertura delle entrate dello Stato con circa 40 milioni di € di imposte pagate ed accantonate (+11,1% sul dato del 2005) e alla promozione del movimento cooperativo attraverso la devoluzione del 3% dell’utile d’esercizio ai Fondi mutualistici di cui all’articolo 11 della Legge N. 59/92 per 2,74 milioni di €.
Uno sguardo d’insieme viene dato anche quest’anno all’andamento del movimento tenendo conto dei Consolidati delle cooperative tenute a detto obbligo, in quanto meglio rappresentano il contributo economico esercitato, sia direttamente che indirettamente, dalla cooperazione e testimoniano ancora una volta l’attenzione delle nostre imprese allo sviluppo produttivo anche attraverso l’ aggregazione di gruppo. Si sono pertanto presi a riferimento alcuni indicatori per supportare questa nostra affermazione e in particolare:
•    l’andamento degli addetti fissi che evidenzia un dato complessivo di 11.988 unità, con un incremento del 3,56% (in valore assoluto + 412 unità), rispetto ai 11.576 del 2005.
•    Il fatturato che si attesta a 3.234 milioni di € (+2,36%) rispetto al dato del 2005.
•    L’export ove superiamo i 1.319 milioni di €.
•    Gli investimenti che si attestano a  128 milioni di € con un incremento sul dato dell’anno precedente pari al 20,20%.

Questo in sintesi il quadro che emerge dall’analisi economica dell’andamento delle Cooperative Imolesi  nell’anno 2006; un quadro positivo che tuttavia se vuole continuare a crescere necessita della rimozione di alcuni ostacoli.  Il nostro sistema produttivo locale fino ad ora si è dimostrato in grado di cogliere le opportunità di espansione sui mercati nazionali ed internazionali, investendo in ricerca ed innovazione, garantendo grande attenzione alle risorse umane, contenendo gli oneri finanziari attraverso politiche di patrimonializzazione interna, adottando forme di internazionalizzazione, attuando politiche di valorizzazione del marchio, curando la qualità del prodotto e/o del servizio, organizzando la produzione, ma sempre più spesso i vincoli e i ritardi del sistema istituzionale rischiano di allontanare le prospettive di crescita sostenuta anche per le nostre imprese. Occorre intervenire con determinazione sullo sviluppo di un efficace sistema di valutazione delle scuole, che nell’esperienza degli altri paesi appare indispensabile complemento dell’autonomia scolastica, sulla mancanza di concorrenza tra Atenei Universitari per attrarre “talenti” e fondi pubblici, sulla liberalizzazione dei mercati dei servizi, pubblici e privati, onde recuperare competitività e crescita, sulle manchevolezze della nostra giustizia civile, anche attraverso processi di informatizzazione che rendano più trasparenti ed efficienti i procedimenti, sulla qualità dei servizi delle Amministrazioni Pubbliche che premino la produttività e il merito individuale ed infine sul processo decisionale condiviso tra Stato e Regioni che troppo spesso frena le grandi  opere infrastrutturali. E infine occorre intervenire sull’indebitamento pubblico, riducendo stabilmente la spesa corrente, senza incidere ulteriormente sul prelievo fiscale di cittadino e imprese, già fra i più alti in Europa (secondo solo alla Francia), intervenendo sul sistema previdenziale e investendo sulla previdenza complementare.
Anche il nostro territorio quindi se non vuole vedere aumentare il gap tra la propria crescita e, quantomeno, quella degli altri paesi dell’Unione Europea necessita di riforme immediate, non più rinviabili ed occorre che tutti i soggetti, ciascuno per il proprio ruolo, facciano la loro parte, traendo forza dalla consapevolezza dei progressi compiuti e condividendo “quel sentire comune che è essenziale per lo sviluppo duraturo del Paese”.

Imola,  26 Giugno 2007


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