- lega delle cooperative del circondario imolese -
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mercoledý 21 agosto 2019
 
 
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Prefazione

Il Congresso costitutivo della Federazione delle Cooperative e Mutue del territorio Imolese, con la partecipazione di 53 cooperative complessivamente in forte espansione, con ben 18.336 soci, ebbe luogo l’11 e 12 dicembre 1982.

Fu il punto d’arrivo di un lunghissimo processo, irto di difficoltà, lotte e contraddizioni, segnato dalle ripercussioni che i grandi avvenimenti della storia d’Italia provocavano spesso negativamente, con guerre, lacerazioni politiche; con la oppressione violenta del fascismo, sul territorio imolese.

Le numerose opere di Quinto Casadio sulla storia del movimento cooperativo imolese costituiscono una “summa” completa, organica e di merito assoluto sull’argomento; l’ultima, come le precedenti, è un’inesauribile miniera di notizie, cronache, fatti, dibattiti, sedimentati e nascosti da decenni, di piccola ma estremamente significativa storia: la nostra storia. In essa possiamo leggere di grandi Condottieri, di grandi battaglie volte al progresso e al benessere morale e materiale dell’Uomo e della società civile. Basta saper leggere.

Quinto ha il merito e la capacità di far riemergere quelle cronache e quei fatti non come reperti da museo di un passato glorioso senza ritorno, ma di illuminante attualità. Averli vissuti da co-protagonista ha indubbiamente favorito l’acume del ricercatore e la penna dello scrittore.

Ci fa riflettere, e non lo facemmo abbastanza tra la fine degli anni ’40 e gli anni 1951 e 1952, che fin dal 21 maggio 1911 viene costituita la “Federazione Circondariale delle Cooperative di Imola”, con l’adesione di 16 cooperative sulle 20 esistenti, per iniziativa, fra gli altri, di Romeo Galli, che ne diviene il Presidente, mentre a Bologna non era stata ancora costituita alcuna associazione o raggruppamento fra cooperative, già esistenti a Torino, Milano, Reggio Emilia e Ravenna.

Non mancavano contrasti e contraddizioni. La principale, che si è trascinata fino a un decennio fa (o poco meno) è sempre stata quella fra massimalisti-rivoluzionari da un lato e riformisti dall’altro.

I dirigenti delle cooperative aderenti alla Lega Nazionale credevano fermamente nella loro autonomia come condizione base di crescita economico-aziendale e di consensi.

Altri, dirigenti sindacali e del Partito Socialista, erano di avviso ben diverso. Per esempio, nel Congresso del 1910 della Camera del Lavoro di Imola la questione era all’ordine del giorno con l’esigenza di costituire una Federazione Imolese delle Cooperative, aggregata alla Camera del Lavoro.

Eccesso di autonomismo da un lato e pansindacalismo dall’altro? Crederei sì, in un momento storico di grandi ideali e di forti passioni innestati su processi dei due movimenti in grande crescita. Sullo sfondo, comunque, si intravede chiaramente una visione strumentale del partito egemone con al suo interno un’accanita lotta per il potere.

La Federazione Nazionale delle Cooperative era nata a Milano nel 1886 e, governata da notevoli personalità di matrice liberale e democratica, seppe espandersi e guadagnare larghi consensi. Nel tempo, all’interno delle cooperative crebbe l’influenza dei socialisti e delle loro idee al punto che, nel 1893, la Federazione diventa nominalmente “Lega” per accentuarne il carattere di organizzazione di resistenza.

Ciò fa esplodere fatalmente una dura lotta per il potere interno alla Lega fra moderati e liberali da un lato e socialisti dall’altro, e l’accentuazione in senso socialista degli orientamenti del Movimento Cooperativo porta all’uscita dalla Lega delle Cooperative delle più importanti cooperative di influenza cattolica e liberale.

Imola, con Andrea Costa, fa in parte eccezione a quei rivolgimenti. Le esigenze imprenditoriali non sono ignorate, anche se ciò provoca severi e persino feroci giudizi su Andrea Costa da parte dei massimi esponenti nazionali socialisti. Si cerca di far coesistere le esigenze imprenditoriali con quelle sociali e politiche. È questa una visione ancora grezza ma acutissima e anticipatrice di 70 e più anni delle attuali rielaborazioni basilari e strategiche, nata per processo spontaneo in un terreno di cultura formato dai buoni risultati delle prime imprese cooperative in termini economici e di nuova occupazione, e maturata dallo spirito concreto e pratico degli imolesi, dei loro dirigenti di altissimo livello, veri giganti della storia cooperativa.

Solo così si può spiegare l’iniziativa del C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale) con la quale già prima della Liberazione costituì un “Comitato Consultivo e Direttivo del Movimento Cooperativo Imolese” che nel giugno del 1945 si mosse per ricostituire la Federazione imolese delle cooperative, su basi unitarie fra le diverse correnti, autonome, che realizzò adesioni quasi unanimi, incluse la Cooperativa Ceramica e la Banca Cooperativa di Imola.

Il buon lavoro svolto non poté avere i frutti sperati. Nell’agosto del 1945 venne costituita a Bologna la Federazione Provinciale delle Cooperative, per l’iniziativa dei partiti del C.L.N.: Comunista, Socialista, Liberale, Repubblicano, Azionista, mentre la Democrazia Cristiana si orientava a costituire una propria separata associazione.

Merita d’essere segnalato per inciso che il C.L.N. Bolognese preparò clandestinamente tra la fine del 1944 e l’inizio del 1945, nello studio dell’avvocato Roberto Vighi, che fu poi per molti anni Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Bologna, un “progetto di legge sul Maltolto”, per la restituzione alle cooperative dei loro patrimoni, sottratti o danneggiati con la violenza dagli squadristi fascisti, che non diventò mai legge per la sottovalutazione che ne fecero i partiti della Sinistra.

Non esplicitamente si rimetteva il recupero dei beni distrutti o espropriati dal fascismo all’indomani della conquista del potere nello Stato italiano delle sinistre unite...

Inutilmente nel 1952 rinvigorimmo una campagna rivendicativa: avevamo perso l’occasione ed il clima politico era molto cambiato.


La costituzione della Federcoop di Bologna in ogni caso mise in difficoltà la Federazione imolese, allocata nello stesso ambito amministrativo provinciale. Lo schematismo dirigista del Partito Comunista finì per imporre un forzato, subìto, mai pienamente accettato accorpamento in un’unica Federazione Provinciale.

Si doveva però riconoscere la storia e la forza sia economica che politica della cooperazione imolese, e lo si fece con la creazione della “sezione circondariale di Imola” della Federcoop di Bologna, che acquisì ben presto funzioni, ruolo e prestigio.

La forzatura cadde con l’evoluzione politica ed economica della società nazionale, con l’affermazione in generale dei principi delle autonomie.

Nel dicembre del 1982 finalmente si ricostruisce con un Congresso la Federazione delle Cooperative e Mutue del territorio imolese.

Ben prima che il Congresso della Legacoop Nazionale del 1984 lanciasse lo slogan “da movimento di massa a sistema di imprese”, a ben guardare la cooperazione imolese fu sempre un sistema di imprese, con imprese gelose giustamente della loro autonomia, non deresponsabilizzate da egualitarismi falsamente solidaristici. Forse perché in essa prevalsero le cooperative di lavoro o industriali, con al loro interno un peso determinante dei Soci.

Con la presidenza di Giuliano Poletti si rinvigorisce la tendenza unitaria nella Legacoop di Imola, e nel 1994 si realizza un importante atto concreto: la redazione di un bilancio complessivo delle cooperative aderenti a Legacoop e all’Unità Comprensoriale della Confcooperative.

L’evento viene ripetuto negli anni successivi e così la cooperazione da allora è ancor più al centro dell’economia imolese.

Un “insieme” di imprese, talune davvero esemplari per dimensione e prestigio di mercato, che riescono a salvaguardare le loro caratteristiche peculiari, il rapporto con i loro soci e con i loro stake-holders, con le Istituzioni, e nel contempo a presentarsi come “sistema”, non strumentale e non strumentalizzabile, autonomo ed efficiente, che fa utili ed occupazione, ha sicuramente eccellenti prospettive.

Vedo così realizzata un’utopia: dal ribellismo risorgimentale i cooperatori imolesi sono approdati all’economia sociale, ad un sistema di imprese che diffonde benessere, democrazia e dignità dell’uomo. E non sono soli, anche se fra i più studiati ed ammirati.

In questo humus affondano quelle radici che mi fanno sperare con qualche lampo di ottimismo in un recupero di un’Italia migliore.

La lettura del libro di Quinto Casadio rafforza in me, e spero in tanti altri, quella speranza fino alla profonda convinzione.


22 settembre 2002
Enea  Mazzoli

 

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