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sabato 14 dicembre 2019
 
 
PRESENTAZIONE IMOLAINSIEME 2009 Stampa E-mail
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E’ giunta alla sua quindicesima edizione IMOLAINSIEME iniziativa con la quale Confcooperative Bologna – Circondario Imolese e Legacoop Imola, hanno convenuto di presentare in maniera congiunta gli andamenti economici conseguiti dalle proprie aderenti. Prosegue dunque questa positiva esperienza che è divenuta ormai non più solo momento di rendicontazione economica e sociale del Movimento cooperativo imolese ma anche occasione condivisa e consolidata per proporre e discutere con la collettività, gli altri interlocutori economici e le istituzioni locali temi ed argomenti di interesse generale ed attualità, un diverso modo per far conoscere i valori e i principi della cooperazione e implementare la coesione sociale del nostro territorio anche attraverso la condivisione di obiettivi comuni, valorizzare l’operato della cooperazione come soggetto economico alternativo e non sostituibile del nostro sistema imprenditoriale. 

L’iniziativa di presentazione del Rapporto economico e sociale 2008 del Movimento Cooperativo Imolese si inserisce quest’anno in un difficile contesto economico e sociale che vede coinvolta per la prima volta, quantomeno dalla prima edizione di IMOLAINSIEME, anche la Cooperazione Imolese e in cui la stessa vuole essere soggetto attivo e propositivo interrogandosi non sulle possibili evoluzioni della crisi ma, partendo dai propri valori di solidarietà, sussidiarietà e responsabilità sociale,  sulle prospettive e sulle iniziative che la cooperazione in quanto soggetto economico può offrire.

L’appuntamento è pertanto per

Martedì 7 LUGLIO p.v. alle ore 17,00 presso la Sala Assemblee di Cooperativa Ceramica d’Imola
Via Vittorio Veneto N. 13 – Imola


e che vedrà la partecipazione del Prof. Franco Mosconi – Docente di Economia Industriale all’Università di Parma oltreché il contributo di alcuni Presidenti e Direttori di Cooperative del Circondario Imolese. Commento ai numeri del movimento cooperativoRapporto 2008 Nella media del 2008 l’attività economica mondiale ha segnato una netta decelerazione al 3,2% dal 5,2 nel 2007. Il 2008 è stato infatti un anno fuori dal comune, segnato da andamenti economici e finanziari di carattere straordinario. A seguito di forti rincari delle materie prime, nella prima metà del 2008 l’inflazione ha registrato un incremento significativo e si sono accentuati i rischi al rialzo per la stabilità dei prezzi. Dalla metà di settembre poi lo scenario economico mondiale è stato attraversato da una crisi finanziaria di estrema gravità i cui effetti si sono rapidamente trasmessi all’economia reale.

Ciò ha posto fine all’espansione ciclica che si protraeva a ritmi sostenuti da circa un quadriennio, ma che già a partire dalla fine del 2007 si era andata attenuando. La dinamica dell’attività, dopo un rallentamento nella prima parte dell’anno, ha assunto pertanto a partire dall’autunno caratteristiche apertamente recessive, estese anche al primo trimestre del 2009. Il prolungarsi e l’acuirsi della crisi dei mercati immobiliari ha determinato forti squilibri nei meccanismi finanziari che, a loro volta, hanno dato luogo sia a difficoltà delle imprese per l’accesso al credito, sia a una crescente incertezza degli operatori. Gli effetti delle perdite in conto capitale e del rapido deteriorarsi delle aspettative di reddito hanno colpito anche i consumi, inducendo una contrazione della spesa. D’altro canto, gli impulsi recessivi originatisi negli Stati Uniti e nelle altre economie avanzate si sono propagati rapidamente alle economie emergenti, con effetti moltiplicativi canalizzati dai flussi di commercio internazionale, in progressiva contrazione dagli ultimi mesi del 2008.

I risultati relativi alla dinamica dell’attività economica nella media del 2008 restano comunque nel complesso positivi, risentendo solo in parte della fase più acuta della crisi. Secondo le stime del Fondo monetario internazionale, nel 2008 il Pil ai prezzi di mercato è aumentato in termini reali del 2,1%, con un forte rallentamento rispetto al 2007 (3,8%). Il Pil espresso a parità di potere d’acquisto, che attribuisce alle economie emergenti un peso più elevato, rappresentandone in modo più preciso l’effettivo livello di reddito, è invece aumentato del 3,2% (a fronte del 5,2% del 2008). La forte decelerazione dell’attività non si è trasmessa immediatamente sugli investimenti, la cui incidenza sul Pil è ulteriormente aumentata mentre ha frenato in misura marcata la dinamica del commercio internazionale di beni e servizi, cresciuto solo del 3,3% in volume (dal 7,2% del 2008).
Il rallentamento dell’attività produttiva ha pertanto coinvolto nel 2008 tutte le aree geoeconomiche, risultando però più accentuato per le economie avanzate, che hanno registrato in media d’anno un tasso di crescita vicino all’1%, a fronte del 2,7% dell’anno precedente. La perdita di dinamismo ha riguardato soprattutto l’Unione europea e il Giappone, mentre è stata più graduale per gli Stati Uniti, che avevano sperimentato una brusca frenata già nel 2007.

Negli Stati Uniti infatti la crescita del PIL in termini reali, pari all’1,1% nell’anno, è stata positiva nel primo semestre  ma nel secondo l’effetto congiunto delle accresciute tensioni sui mercati finanziari, delle condizioni restrittive del credito e dell’indebolimento della domanda estera hanno contribuito a una vera e propria contrazione del prodotto. I consumi privati hanno risentito del peggioramento del clima di fiducia dei consumatori e delle condizioni del mercato del lavoro, oltre che della contrazione della ricchezza delle famiglie derivante dal calo delle quotazioni immobiliari e azionarie. Allo stesso tempo, tra riduzione degli utili societari, stretta creditizia, e generale deterioramento delle prospettive per la domanda, gli investimenti delle imprese si sono indeboliti. La correzione in atto nel mercato immobiliare, accentuata dalle turbolenze finanziarie, ha continuato a esercitare un notevole effetto frenante sull’economia.

Il commercio estero invece ha fornito un importante contributo alla crescita per gran parte dell’anno, di riflesso al vigore della domanda estera nella prima parte dell’anno e agli effetti ritardati del precedente deprezzamento del dollaro. L’impatto positivo del commercio si è tuttavia andato affievolendo a fine anno, quando il deciso rallentamento economico in una serie di partner commerciali degli Stati Uniti ha pesato sulla domanda estera e sulle esportazioni. Ciò nonostante, il disavanzo del conto corrente è sceso dal 5,3% del PIL nel 2007 a una media del 5,0% nei primi tre trimestri del 2008. In Giappone l’espansione economica si è bruscamente arrestata nel 2008: la crescita appena positiva dei primi tre mesi dell’anno è stata poi seguita da un pronunciato decremento della produzione complessiva. Durante il resto dell’anno tuttavia il forte calo delle esportazioni nette e degli investimenti delle imprese (che negli anni precedenti avevano trainato la ripresa dell’economia nipponica), assieme alla moderazione dei consumi riconducibile alle crescenti incertezze nel mercato del lavoro e alla flessione dei redditi reali, hanno determinato tassi di incremento del PIL negativi. Anche l’inflazione al consumo è aumentata. Mentre quindi il settore bancario giapponese mostrava una relativa tenuta di fronte alle turbolenze sui mercati finanziari mondiali, i consumi e gli investimenti delle imprese risentivano negativamente del netto cedimento delle quotazioni azionarie e dell’aumento della turbolenza finanziaria della seconda metà dell’anno. Il forte apprezzamento dello yen giapponese in termini effettivi ha esercitato ulteriori pressioni al ribasso sulla redditività e gli investimenti dei settori orientati alle esportazioni.

L’insieme delle economie emergenti ha mantenuto un ritmo di sviluppo ancora relativamente elevato (pari al 6,1%), ma inferiore di circa due punti percentuali rispetto a quello dell’anno precedente. La Cina ha continuato a guidare l’espansione delle economie asiatiche, segnando tuttavia un significativo rallentamento (al 9,0%) rispetto all’eccezionale crescita del quinquennio precedente, che aveva registrato un picco del 13% nel 2007. Anche l’India ha mantenuto un ritmo di sviluppo del Pil sostenuto (7,3%) mentre la decelerazione è stata più marcata per l’economia della Russia (cresciuta del 5,6% nel 2008), che è più esposta alle condizioni finanziarie internazionali e ha risentito della discesa dei prezzi dei beni energetici.In America latina la crescita economica è stata robusta nella prima metà del 2008 (circa il 5% in Sud America, ma appena il 2,1% in Messico) e le spinte inflazionistiche si sono mantenute elevate e in crescita nel corso dell’anno: nel 2008 l’inflazione è salita all’8,7% (dal 6,1 del 2008) nell’insieme dell’area ed è risultata superiore nei paesi con regimi di cambio fissi o quasi fissi che in quelli con regimi di inflation-targeting. Il miglioramento dei fondamentali macroeconomici, gli alti prezzi delle materie prime e il vigore della domanda interna hanno continuato a sostenere le prospettive economiche nella prima metà del 2008, accentuando però le spinte inflazionistiche. Da metà settembre però con il procedere della crisi finanziaria mondiale le condizioni di accesso ai mercati finanziari internazionali si sono deteriorate, le valute si sono deprezzate rispetto al dollaro statunitense e i mercati azionari hanno registrato una flessione significativa (pari a circa il 50% nell’anno) facendo emergere problemi di liquidità. Questi ultimi hanno riguardato particolarmente il Brasile e il Messico, il cui panorama finanziario ha risentito degli ingenti deflussi di capitali.

Nell’area dell’euro il quadro congiunturale è bruscamente peggiorato nel corso del 2008 riducendo il ritmo di espansione nei paesi dell’Unione europea allo 0,9% rispetto al 2,9% del 2008. Il crollo delle esportazioni nel quarto trimestre (-6,7% rispetto al trimestre precedente), insieme con quello degli investimenti, ha determinato una caduta dei ritmi produttivi, dei quali si prefigura una ulteriore contrazione nei primi mesi di quest’anno. I consumi delle famiglie sono anch’essi diminuiti, nonostante il forte ridimensionamento dell’inflazione, probabilmente frenati dall’incertezza sulle prospettive occupazionali. Il tasso di disoccupazione dell’area è infatti in aumento, a ritmi crescenti, dall’inizio del 2008. Infine il forte rallentamento dei prezzi e l’ulteriore peggioramento delle prospettive economiche hanno indotto la Banca centrale europea a proseguire la politica di riduzione dei tassi ufficiali iniziata lo scorso autunno abbassando i propri tassi di riferimento di 50 punti base in gennaio e di ulteriori 75 fra marzo e aprile.

In Italia la dinamica negativa del PIL, in atto dalla primavera del 2008, si è accentuata nell’ultimo trimestre dell’anno, quando il PIL è sceso dell’1,9% rispetto al trimestre precedente, il calo più forte dalla recessione del 1974-75. Vi ha contribuito il netto ridimensionamento delle esportazioni e degli investimenti. È proseguita la diminuzione dell’occupazione avviatasi nel terzo trimestre dello scorso anno e si è intensificato il ricorso alla Cassa integrazione guadagni. Al netto dei fattori stagionali il numero dei disoccupati è in crescita quasi ininterrottamente dal terzo trimestre del 20007.

L’incertezza sulle prospettive occupazionali ha compensato gli effetti di stimolo sui consumi del calo dell’inflazione. Gli indicatori congiunturali fanno stimare un proseguimento del calo dell’attività economica nel primo trimestre dell’anno in corso, il quarto consecutivo. I prestiti bancari continuano a rallentare per fattori di domanda e, nel caso del credito alle imprese, anche di offerta. La qualità del credito risente del peggioramento congiunturale. Rallenta la raccolta. A partire dallo scorso anno il Governo e il Parlamento hanno pertanto adottato provvedimenti volti a proteggere i depositanti, sostenere la liquidità e il patrimonio delle banche, rafforzare la capacità degli intermediari di soddisfare la domanda di finanziamenti. Ma la recessione sta anche peggiorando i conti pubblici.

Nel 2008 è tornato a crescere il disavanzo, al 2,7% del prodotto. Le entrate hanno registrato nel complesso un forte rallentamento e le imposte indirette sono diminuite. La spesa primaria corrente è cresciuta a un tasso superiore a quello medio del biennio precedente. Il rapporto tra debito pubblico e prodotto è aumentato, tornando ai livelli del 2005.

Gli effetti della crisi si sono pertanto manifestati anche in Emilia-Romagna, favoriti dall’elevata apertura della regione agli scambi internazionali e dalla sua specializzazione nella produzione di beni strumentali, particolarmente sensibili al ciclo economico. Le principali stime disponibili indicano che il PIL nel 2008 sarebbe diminuito dello 0,7% in termini reali, un calo in linea con la media del Nord Est e lievemente meno accentuato di quello italiano. Il progressivo deterioramento del quadro economico e l’aumento dell’incertezza hanno così influito negativamente sulle aspettative delle imprese che hanno rivisto al ribasso i piani di investimento.

Il settore delle costruzioni ha registrato anche in regione una diminuzione dei livelli di attività sia nel comparto residenziale sia in quello delle opere pubbliche. L’incertezza sulle prospettive di reddito e su quelle occupazionali ha influito negativamente sui consumi delle famiglie riducendo le vendite di beni durevoli e quelle di prodotti non alimentari. Le esportazioni, in decelerazione dalla fine del 2007, hanno segnato un calo nell’ultimo trimestre del 2008, risentendo in misura significativa degli effetti diretti della caduta della domanda negli Stati Uniti. Il peggioramento del quadro congiunturale ha poi indotto anche le imprese della regione ad accentuare il ricorso alla Cassa integrazione guadagni e a ridurre l’occupazione temporanea. Infine il calo degli investimenti ha contribuito a ridurre la domanda di credito, mentre sono aumentate le richieste per finanziare il capitale circolante e compensare la minore disponibilità di fondi interni delle imprese, a sua volta connessa con il calo della redditività.

E veniamo a noi. A seguito delle operazioni di aggregazione e ristrutturazione dei vari comparti che hanno spesso coinvolto anche cooperative nostre aderenti nonché di alcune liquidazioni in atto, nel monitorare e commentare i dati riferiti al 2008 abbiamo ritenuto opportuno, talvolta, depurarli di quei dati riferiti alle cooperative operanti nel nostro circondario ma non aventi sede in esso, rendendoli poi omogenei per tutto l’andamento del quinquennio. Ciò si è reso necessario in quanto, le diverse modalità di accorpamento, delle singole cooperative, per macro aree di operatività, spesso non consentono rilevazioni di dati, relativamente al nostro territorio, veritieri ed attendibili. Le Cooperative aderenti a Confcooperative e Legacoop Imola a fine 2008 erano pertanto 131 con un incremento dell’1,55% sull’anno precedente (erano infatti 129 nel 2008), a testimonianza di come le cooperative continuino a rappresentare una valida alternativa all’impresa privata ed un’ opportunità per l’inserimento nel mondo del lavoro.I soci, 69.407 nel 2007, sono oggi 72.447 con un incremento del 4,38%, ancorché il dato risulti particolarmente influenzato dal settore “Consumo e Dettaglianti” che nel corso del 2008 ha visto l’apertura e ristrutturazione di diversi punti vendita. Resta comunque riconfermato, in ciascun settore d’attività, il forte legame socio-cooperativa e il riconoscimento della cooperazione come soggetto portatore di valori e coesione sociale per se stessa e la collettività locale.Pur a fronte del clima di incertezza generatosi con le recenti crisi finanziarie e con la conseguente sfiducia dei risparmiatori, l’ammontare del prestito sociale passa dai circa 133 milioni di € del 2007 agli attuali 135 milioni (+ 1,85%) e il capitale sociale supera i 155 milioni di € incrementandosi del 7,07% (145,3 milioni nel 2008), a riconferma della fiducia accordata alle nostre cooperative dalle rispettive basi sociali avendo, le stesse, nel tempo, dimostrato grande attenzione alla tutela del risparmio, alla salvaguardia del capitale, all’evoluzione dei bisogni dei propri soci e alle politiche imprenditoriali.

Ancorchè poi, con la riforma del diritto societario, siano presenti nel nostro territorio cooperative a mutualità non prevalente, l’attenzione alla patrimonializzazione dell’impresa è fenomeno condiviso da tutte le nostre aderenti in quanto, soprattutto in questo particolare momento economico, si è dimostrata strumento indispensabile per meglio fronteggiare la crisi in atto, garantendo capacità di autofinanziamento e contenimento degli oneri finanziari, ma anche e soprattutto in quanto proprietà intergenerazionale della cooperativa. Rappresenta infatti il testimone che insieme ai valori fondanti della cooperazione, ovvero partecipazione, solidarietà, etica, trasparenza, responsabilità e coesione sociale, “passiamo” alle nuove generazioni, affinché la cooperativa possa continuare a rispondere ai bisogni della collettività locale in cui opera e garantire sicurezza economica e sociale. Anche quest’anno pertanto le cooperative, oltre ad implementare il proprio capitale sociale, e utilizzare talvolta le opportunità concesse, per l’anno 2008, dalla nostra legislazione, con la rivalutazione dei beni materiali, attraverso la destinazione di gran parte dell’utile d’esercizio alle riserve indivisibili hanno implementato il patrimonio netto del 10,05% rispetto al 2007 con un valore assoluto pari a circa 1.672 milioni di euro.L’attenzione ai bisogni ed alla loro evoluzione poi, mission comune di tutte le nostre cooperative anche se diversa per la ciascuna tipologia di scambio mutualistico, ha portato ad un incremento degli addetti fissi dell’1,36% per un totale di 8.136 occupati e ad una leggera flessione degli altri contratti che passano dai 1.081 del 2007 agli attuali 1.070 (- 1,02%), ritenendo che il lavoro, per la sicurezza economica che dallo stesso ne discende, rappresenti ancora oggi bisogno primario imprescindibile da cui dipendono e si articolano tutti gli altri (risparmio della spesa, necessità abitative, assistenza, cultura, educazione, servizi all’impresa e alla persona, ecc.).

E va pertanto nuovamente sottolineato come le nostre cooperative (i dati lo testimoniano) continuino a fare un uso contenuto e prettamente finalizzato alle necessità di flessibilità aziendale o alla trasformazione in contratti di lavoro subordinato, delle altre forme contrattuali previste oggi dal mercato del lavoro. Le stesse infatti pur ricomprendendo gli avventizi e/o addetti stagionali tipici del settore agricolo incidono sul totale degli occupati solo per un 11,62%.Ma non possiamo pensare che il nostro sistema imolese sia avulso dagli andamenti dell’economia mondiale se non altro per la forte vocazione all’export che da tempo le nostre cooperative, soprattutto industriali, hanno dimostrato. Così il fatturato che in valore assoluto raggiunge anche nel 2008 dati importanti, attestandosi a 2.472 milioni di €, con una sostanziale tenuta sul 2007 (+ 0,34%) presenta un – 5,35% nell’export pari, comunque, in valore assoluto, a 965 milioni di €. Pur essendo il dato frutto, come più volte affermato di una sommatoria di situazioni talvolta molto diverse tra loro e quest’anno di due diversi andamenti a seconda che ci si riferisca ai primi tre trimestri dell’anno 2008 o al quarto dello stesso anno, dimostra come gli eventi di questi ultimi mesi del 2008 e la loro rapida evoluzione abbiano negativamente influenzato anche le posizioni di leadership del mercato conquistate nel tempo dalle nostre cooperative, non certo per il venir meno della competitività delle stesse ma per la marcata contrazione del commercio mondiale e il generalizzato calo delle esportazioni ormai in essere dal 2007.

Infine gli investimenti. Complessivamente ammontano ad oltre 104 milioni di € a testimonianza della volontà dei nostri cooperatori di affermare capacità di innovazione, ricerca e sviluppo, di mantenere elevati standard di produttività e competitività, di rinnovare processi e prodotti ma anche l’incertezza degli stessi di fronte ad un sistema globale in cui è difficile prevedere i futuri sviluppi. Occorre quindi rimarcare l’entità complessiva degli investimenti e sottolineare che se pure segnano una flessione del 19,22% rispetto al 2007 rappresentano pur sempre, per valore assoluto, il secondo dato del quinquennio.

Conseguenza pertanto del quadro appena illustrato è, già nel 2008, un calo della redditività aziendale e del risultato netto d’esercizio che è pur sempre pari ad oltre 78,5 milioni di € (- 13,29% sul 2008).E ci pare un risultato più che soddisfacente se si pensa al contesto di crisi in cui si è realizzato condizionato dalle generalizzate e crescenti problematiche nell’acquisizione degli ordini, già peraltro con marginalità in marcata contrazione, dalle incrementate esposizioni finanziarie nei confronti della clientela, dalle politiche attuate per il sostegno alle vendite di cui spesso le nostre cooperative si sono fatte carico con conseguente riduzione dei loro flussi di cassa, dall’aumento degli oneri finanziari e dall’irrigidimento dell’offerta di credito bancario.

Significativo poi, anche quest’anno, l’ammontare del contributo che, ai sensi dell’articolo 11 della Legge N. 59/92, le nostre cooperative verseranno a COOPFOND Spa e/o FONDOSVILUPPO Spa, i Fondi per la promozione e lo sviluppo del movimento cooperativo, pari a 2,3 milioni di €.

Ultimo dato monitorato, ma per questo non meno importante, è l’ammontare complessivo delle imposte accantonate e pagate dalle aderenti allo Stato che ammonta ad oltre 42 milioni di € in linea con il dato del 2007 a dimostrazione di come anche le cooperative siano chiamate in maniera consistente a contribuire al gettito fiscale pur in presenza di stringenti vincoli legislativi in materia di riparto dell’utile. 

Come sempre a questo punto analizziamo anche alcuni dati più complessivi del Movimento e relativi ai Gruppi Cooperativi presenti al suo interno. Sono dati che ancor meglio rappresentano le dimensioni dell’aggregato cooperativo e l’incidenza economica dello stesso sul nostro territorio ancorchè talvolta in modo indiretto. D’altra parte, sempre più, non possiamo prescindere dall’analisi quantomeno di alcuni semplici dati per le ripercussioni che eventuali processi, peraltro già in essere in alcune nostre realtà, di aggregazione, incorporazione o scissione generano nei dati testé appena commentati diversamente non giustificabili.   Abbiamo così preso in esame:ü  l’andamento degli addetti fissi che evidenzia nel 2008 un dato complessivo in aumento in maniera sensibilmente maggiore del dato delle singole cooperative a testimonianza di come spesso le nostre cooperative crescano in termini di business aziendale anche attraverso le proprie collegate e/o controllate raggiungendo le 12.038 unità, con un  + 13,01% (in valore assoluto  1.386 unità), rispetto al 2007.

Il fatturato che si attesta ad oltre 3.184,8 milioni di € (- 0,58%) sostanzialmente riconfermando il dato del 2007 e l’export ove superiamo i 1.475 milioni di € contraendosi di appena il 2,87% nel clima di recessione sopra illustrato.

Gli investimenti che ammontano complessivamente a 149,6 milioni di € con un incremento sul 2007 del 7,11% confermando ancora una volta la forte propensione all’innovazione delle nostre cooperative. Dall’analisi di questi pochi dati emerge, quest’anno per la prima volta, un quadro che dimostra come, anche il nostro territorio, di solito non scalfito o solo leggermente influenzato da congiunture negative, non possa pensare di uscire indenne da questa crisi globale.

Certamente la forte patrimonializzazione delle nostre cooperative, i processi di innovazione da sempre e continuamente operati dalle stesse, le politiche di fidelizzazione della clientela, l’attenzione alla qualità dei prodotti/servizi offerti, le posizioni di leadership acquisite sui mercati nazionali ed esteri, aiuteranno ed avvantaggeranno rispetto alla concorrenza le nostre cooperative ma, alla luce degli eventi che si stanno verificando nell’economia nel suo complesso, è necessario rivedere tutte le strategie fino ad oggi applicate. E non sarà sufficiente puntare su razionalizzazione delle risorse, innovazione, efficienza e qualità, ma occorrerà forse rivedere il break even point riposizionandolo su livelli più bassi, ripensare le diverse aree di business, valutare politiche energetiche alternative. E in tutto questo l’intero sistema Paese non può non sentirsi coinvolto e non fare ciò che da troppo tempo ci si aspetta.

Il rischio che permane sull’evoluzione della congiuntura richiede, per la sua gravità, che si continui a sostenere l’economia con decisione e con tutti gli strumenti a disposizione. Occorre essere consapevoli e predisporre per tempo strategie per il riequilibrio dei conti pubblici, ristrutturare il sistema finanziario nazionale, ed essere parte di quello più generale mondiale, avendo più regole, più capitali e meno debito perché lo stesso possa garantire sicurezza agli investitori e sostegno alle famiglie e alle imprese, ridisegnare l’insieme degli ammortizzatori sociali e attuare politiche per riavviare il mercato del lavoro affinché la decurtazione del reddito disponibile delle famiglie non riduca ulteriormente i consumi interni soprattutto in beni durevoli.
 
E ancora. Occorre avviare le grandi opere infrastrutturali ed accelerare il completamento dei cantieri già aperti, anche a livello locale, onde far ripartire l’economia e dar sostegno alle imprese, ridurre i tempi di pagamento dei debiti commerciali delle Amministrazioni pubbliche, attuare misure di riduzione della spesa corrente, riformare la pubblica amministrazione anche riducendo gli adempimenti burocratici a carico delle imprese, calmierare la pressione fiscale attraverso efficaci manovre di contrasto all’evasione, accrescere la qualità del nostro capitale umano migliorando i livelli di apprendimento nelle nostre Scuole ed Università. Solo così le nostre imprese possono sperare di essere parte attiva della ripresa economica ed uscire più forti ancorché diverse da questa crisi. 

 
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