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domenica 15 dicembre 2019
 
 
CONFERENZA STAMPA ASSOCIAZIONE TAVOLO 494 IMOLA Stampa E-mail
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Si è tenuta ad Imola Venerdì 26 giugno 2009 la conferenza dell'Associazione Tavolo 494 Imola.

Eravamo alla vigilia dell’inizio dei lavori ad Imola dell’Area Programma A (in Pedagna) e vi era diffusa la preoccupazione che una lunga fase caratterizzata da molteplici interventi residenziali e direzionali, previsti in quell’area, che si sarebbero attivati entro pochi mesi per un periodo di svariati anni, poteva portare elementi di forte criticità sul fronte del lavoro irregolare e del rispetto delle normative sulla salute e sicurezza del lavoro e degli ambienti di lavoro, in particolare sul fronte dei cantieri edili. 
Dal 1999 prese avvio una forma di collaborazione virtuosa fra associazioni imprenditoriali, enti locali, enti preposti alla vigilanza ed in parte organizzazioni sindacali, che ha portato in questo decennio a promuovere e sviluppare da parte del Tavolo 494 Imola cultura nel campo della sicurezza, iniziative di carattere formativo ed informativo, attività di supporto alle imprese, ai tecnici ed ai lavoratori del settore, coinvolti a varo titolo, da queste problematiche.

Dopo 10 anni ci troviamo nuovamente ad affrontare un momento, una fase particolare, seppure con caratteristiche estremamente diverse dal 1999, per il settore  ed il sistema produttivo del nostro territorio. Dopo almeno 15 anni di crescita continua il settore dell’edilizia è entrato in una fase di marcata crisi, che si inserisce all’interno della crisi economica globale (finanziaria prima, reale subito dopo), che ovviamente non ha lasciato indenne il nostro Paese, il nostro territorio (che non viveva una crisi di caratteristiche similari almeno da un trentennio) e le imprese di questo settore.

Abbiamo ritenuto di dare avvio a questa conferenza stampa partendo da questi presupposti, in quanto la situazione economica è nota, la crisi concreta, profonda, lunga ed in continua evoluzione, è toccata con mano tutti i giorni anche dalle imprese del nostro territorio e del settore. Parlare oggi di sicurezza sul lavoro e di rispetto della legalità, potrebbe sembrare quasi fuori luogo e fuori tempo, in situazioni in cui molte imprese sono quotidianamente impegnate per cercare di sopravvivere, per riuscire a superare la crisi, per salvaguardare il maggior numero possibile di posti di lavoro per i soci lavoratori delle cooperative ed i lavoratori delle imprese (persone che rappresentano il vero patrimonio delle nostre imprese).  La crisi tende, quasi inevitabilmente ad accentuare forme di lavoro illegale, che vanno adeguatamente contrastate attraverso l’azione mirata, puntuale e congiunta di una pluralità di soggetti. In queste situazioni la tentazione di cercare scorciatoie, di passare oltre certe problematiche, guardando anche quello che succede quotidianamente sul mercato, potrebbe prendere forzatamente piede ed apparire erroneamente e nel breve una possibile soluzione. Ebbene invece ritengo che anche in queste situazioni e momenti il rispetto della legalità, la concreta e non solo formale tutela della salute e della sicurezza dei soci lavoratori delle cooperative e dei lavoratori delle imprese, debba rappresentare uno degli obiettivi prioritari sui quali continuare ad impegnarsi e ad essere impegnati. Anche questo deve rappresentare concretamente e quotidianamente una delle modalità con cui le imprese  affrontano la crisi e si pongono come punto di riferimento per i propri soci lavoratori, i propri lavoratori e le Comunità dove sono insediate ed operano.

Questa premessa è d’obbligo in quanto, considerato il particolare periodo economico di marcata contrazione dell’attività edile (destinato a prolungarsi ed accentuarsi nei prossimi mesi e quanto meno nel prossimo anno) e le preoccupanti indicazioni inerenti il trend infortunistico provenienti dall’analisi dei dati della gestione 2008, recentemente divulgati dal Dipartimento della nostra USL (sui quali se necessario potremo anche ritornare, approfittando della presenza del Dott. Laffi e del Dott. Galli che ringrazio per la presenza e disponibilità), riteniamo sia arrivato il momento di provare a cambiare marcia, sempre che tutti i vari soggetti coinvolti da queste problematiche, siano intenzionati a mettere le mani nel piatto, partendo da un assunto, che i controlli da soli sono necessari, sono indispensabili, ma da soli non sono sufficienti per modificare ed incidere concretamente sulla situazione e sulle tendenze.

Questi dati debbono poi rappresentare un trend estremamente preoccupante in quanto seppure ancora parzialmente, ma nell’ultima parte del 2008 si sono manifestati concretamente i primi segnali di crisi (meno ore lavorate, meno lavoratori, meno imprese attive rispetto al 2007), fenomeno destinato drasticamente ad incrementarsi nel corso del 2009 ed ancora più nel corso del 2010 quanto meno (i volumi di attività del 2008 e del 2009 fanno ancora riferimento a portafogli ordini acquisiti nel 2006 e 2007 e pertanto ad una situazione molto diversa. Molto più problematica sarà la situazione e la tendenza nel 2009 e nel 2010 a fronte di portafogli ordini estremamente scarsi nel privato e nel pubblico parliamo di appalti assegnati con offerte che evidenziano fortissimi  ribassi, siamo da questo punto di vista tornati alla prima metà degli anni ’90 con ribassi fuori da ogni logica d’impresa, ma con lavori ed opere acquisite comunque e sappiamo bene cosa ne è seguito in termini di chiusure/fallimenti di imprese).  

Le istituzioni pubbliche, le associazioni imprenditoriali, le maggiori imprese, le organizzazioni sindacali, gli enti preposti alla vigilanza, sono chiamati in causa direttamente e concretamente per cercare di operare in modo coordinato e raccordato, se intendono veramente svolgere una azioni che tenda a promuovere concretamente la salvaguardia della salute e sicurezza dei lavoratori (andando al sodo dei problemi e cercando di incidere ciascuno per quanto di competenza, ma avendo un obiettivo comune e condiviso) in caso contrario temo che assisteremo anche da questo punto di vista ad un incremento ulteriore del mancato rispetto della legalità e ad ulteriori incrementi degli infortuni.  Per quanto ci riguarda è evidente che dovremo partire, cosa che accentueremo a partire dalle prossime settimane, da un coinvolgimento delle maggiori e più strutturate imprese del territorio, per ricercare modalità operative, organizzative e comportamenti virtuosi da estendere a tutta la filiera del cantiere edile. E’ evidente che tutto questo, se concretamente attuato, dovrà trovare un coerente e conseguente comportamento da parte di tutti gli altri soggetti che prima richiamavo. 

Esiste poi un problema legato ad imprese del nostro territorio, che operano quanto meno a livello della Regione e si trovano quotidianamente a confrontarsi o scontrarsi con interpretazioni delle normative e comportamenti sul campo non sempre omogenei. Questo rappresenta un ulteriore problema che va affrontato e risolto. Le imprese hanno bisogno di semplificare e di certezze. Ritengo che la Regione Emilia Romagna, anche a seguito della recente approvazione della Legge n.02/09 debba calarsi dal livello teorico, nella pratica quotidiana ed intervenire adeguatamente in materia, attraverso il raccordo e coinvolgimento di tutti i soggetti coinvolti ed interessati da queste problematiche. Partendo da questa cornice, abbiamo ritenuto fondamentale ampliare una attività di supporto per le imprese del territorio, affinché il tema della sicurezza riprenda vigore per tutti, assuma veramente il ruolo di priorità alla pari della salvaguardia dell’impresa e del lavoratore, non sia il primo punto ad essere sacrificato in funzione dei necessari tagli alle spese, con cui quotidianamente le imprese debbono fare i conti per sopravvivere.  

 
 
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