IMMAGINA IMOLA – Diario di bordo giorno 2

Seconda giornata in Sicilia per i ragazzi degli istituti Alberghetti e Paolini di Imola, vincitori del concorso “Immagina Imola”. Dopo i luoghi della memoria, il viaggio è proseguito alla scoperta di un altro volto di Palermo: quello di una città costruita nei secoli dall’incontro fra popoli e culture differenti.
La mattinata è iniziata dalla Cappella Palatina, all’interno del Palazzo dei Normanni, straordinario simbolo della contaminazione tra cultura araba, bizantina e normanna. Mosaici, decorazioni e architetture raccontano ancora oggi una stagione nella quale la conquista militare dei Normanni non cancellò l’eredità precedente, ma seppe integrare conoscenze, maestranze e tradizioni diverse, dando vita a una società ricca e prospera.
«I Normanni – ha spiegato la guida turistica di Libera il g(i)iusto di viaggiare, Noemi Troja – compresero presto il valore delle competenze e della cultura che avevano trovato a Palermo. Da quell’incontro nacque una città capace di mettere insieme mondi differenti, e proprio questa contaminazione è ancora oggi una delle caratteristiche più affascinanti della sua storia».
Il percorso è proseguito dalla Cattedrale verso i Quattro Canti, il Teatro Massimo e infine il mercato storico del Capo, dove alla monumentalità del centro si sostituiscono colori, voci e profumi della Palermo quotidiana.
«È stata forse la parte che mi è piaciuta di più – racconta una delle studentesse – perché nel mercato sembra di entrare improvvisamente in un’altra città: è pieno di colori, persone, rumori e vita».
Nel pomeriggio il gruppo ha raggiunto Mondello, concedendosi qualche ora di mare e relax dopo le visite della mattina. «È stato bello avere anche un momento per stare insieme e divertirci in spiaggia – racconta un’altra ragazza – soprattutto dopo due giornate così intense».
La Palermo della seconda giornata di visita ha mostrato un nuovo volto della città, non soltanto come luogo della memoria, ma come territorio in cui secoli di incontri, conquiste e contaminazioni hanno lasciato un’identità ancora oggi profondamente plurale.