24 Set immagina imola dIARIO DI BORDO GIORNO 1
La memoria è una responsabilità
Prima giornata in Sicilia per i ragazzi degli istituti Alberghetti e Paolini di Imola, vincitori del concorso “Immagina Imola”. Il viaggio è iniziato da due dei luoghi simbolo più intensi dell’intero percorso: Capaci e via D’Amelio.
La prima tappa è stata il luogo della strage del 23 maggio 1992, dove persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e tre agenti della scorta. Qui la memoria conserva ancora i segni dell’attentato: il luogo in cui venne collocato l’esplosivo, gli obelischi ai lati dell’autostrada e i murales che hanno trasformato quel tratto di strada anche in uno spazio di impegno civile.
A via D’Amelio, teatro appena 57 giorni dopo dell’attentato in cui furono uccisi Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta, il ricordo assume una dimensione più intima. Al posto di un monumento domina l’Albero della Pace, l’ulivo divenuto simbolo di vita e rinascita.
«Abbiamo studiato la storia del giudice Borsellino – racconta Giulia – ma vedere questi luoghi e ascoltare le testimonianze ha reso improvvisamente reali le cose apprese». Anche Asia è rimasta colpita dall’ulivo e dai tanti pensieri lasciati negli anni: «Pensare alla madre di Borsellino, che si trovava proprio lì quando avvenne l’attentato, mi ha impressionato profondamente».
È proprio qui che il racconto proposto da Libera cambia prospettiva. Non una storia di eroi irraggiungibili, ma di persone che hanno scelto di assumersi una responsabilità.
«Non vi parlo di eroi che combatterono la mafia – ha spiegato Caterina Pellingra, mediatrice culturale di Libera il g(i)usto di viaggiare, settore turismo responsabile – ma di persone in carne e ossa che decisero di uscire dal proprio orticello, guardarsi intorno e non voltarsi dall’altra parte».
Un messaggio ripreso nell’ultima parte della giornata, presso la sede dell’agenzia Palma nana, dove i ragazzi hanno conosciuto anche l’esperienza di Addiopizzo. «Mi ha colpito la storia di giovani che hanno deciso di opporsi concretamente al racket – racconta Federico –. La loro forza è stata restare uniti, proteggendosi a vicenda».
Per Paolo l’incontro ha avuto un significato ancora più personale: «Mi ha colpito il coraggio di chi continua a difendere la legalità sapendo che qui significa anche esporsi a rischi concreti. È un impegno nel quale mi riconosco: sto pensando di tornare a Palermo per fare il servizio civile con Libera».
È forse questa la prima lezione del viaggio: l’antimafia non come storia di uomini eccezionali e lontani, ma come somma di scelte quotidiane. A partire da quella, semplice e difficile, di non voltarsi dall’altra parte.

